P R I M A P A G I N A:  le notizie

 
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Si rispettino gli accordi sul prezzo indicizzato del latte e si evitino forzature unilaterali

“Due mesi di pesantezza del mercato non possono cancellare due anni di proficuo lavoro”. Così il presidente della sezione latte di Confagricoltura Piemonte, Pierangelo Cumino, commenta quanto sta accadendo in questi giorni nel settore. Gli industriali della trasformazione casearia, che avevano sottoscritto l’intesa sull’indicizzazione del prezzo del latte alla stalla, hanno infatti deciso unilateralmente di pagare agli allevatori il prodotto 2,5 centesimi in meno il litro, non rispettando così l’accordo stipulato due anni fa. Di fatto, si è passati da oltre 39 centesimi il litro a quasi 35, poiché ai 2,5 centesimi in meno vanno aggiunti i costi di raccolta. Un prezzo, dunque, che non è affatto sufficiente a remunerare il lavoro degli allevatori. “Nella vicina Lombardia – aggiunge Cumino – le cooperative stanno liquidando ai produttori un prezzo medio annuo di 45 centesimi il litro, nonostante le innegabili difficoltà”. “Il prezzo del latte deve essere frutto di un confronto – afferma Gian Paolo Coscia, presidente di Confagricoltura Piemonte – e non di forzature unilaterali degli industriali acquirenti. Non accettiamo atteggiamenti intransigenti e respingiamo con fermezza il tentativo di ribasso da parte dell’industria”. La questione del prezzo del latte riveste un’importanza rilevante per l’economia della nostra regione e, al riguardo, Confagricoltura sottolinea l’elevato standard qualitativo che gli allevamenti garantiscono al nostro settore agroalimentare, mentre con un prezzo di poco superiore ai 35 centesimi il litro sono a rischio di chiusura migliaia di stalle, indispensabili all’esistenza stessa della filiera lattiera-casearia.(18/5/2012)

 
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Confagricoltura chiede di mantenere inalterata la vigente legislazione sui voucher

E’ stato rinviato in commissione Lavoro del Senato l’esame dell’emendamento predisposto dai relatori Maurizio Castro (Pdl) e Tiziano Treu (Pd) al disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, per correggere la proposta del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, di estendere in maniera indiscriminata l’uso dei voucher in agricoltura (buoni per le prestazioni di lavoro occasionali di tipo accessorio), limitandolo invece alle sole aziende agricole di minori dimensioni, ovvero sotto i 7 mila euro di fatturato. A questa limitazione si è dichiarato contrario il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, che ha sottolineato come i voucher costituiscano “una risorsa utile per rispondere a esigenze circoscritte, ma importante per la vita delle imprese in alcuni brevi periodi di attività”. “E’ del tutto incoerente – ha aggiunto il ministro – che venga di fatto soppresso un simile strumento in un momento in cui chiediamo alle imprese un impegno per la crescita”. Il Ministero del Lavoro ha invece confermato il proprio parere favorevole sull’emendamento, come ha detto il viceministro Michel Martone, durante i lavori della commissione. Nei confronti del lavoro occasionale accessorio, Confagricoltura ha sempre mantenuto una posizione responsabile ed equilibrata e ha sempre sostenuto che il voucher non deve, in ogni caso, costituire un sistema per aggirare le norme in materia di lavoro subordinato. Se si restringe però drasticamente l’istituto del voucher ai produttori con volume d’affari non superiore ai 7 mila euro, se ne esclude di fatto l’utilizzo da parte delle “vere” imprese agricole. Per questa ragione ha chiesto di mantenere inalterata la vigente legislazione sui voucher, perché risponde in modo equilibrato e coerente alle attese del settore. Le imprese agricole devono poter continuare ad avvalersi di limitate categorie di soggetti, che si trovano al di fuori del mercato del lavoro, e solo per attività stagionali.(18/5/2012)

 
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Servono certezze per un duraturo e razionale sviluppo delle energie rinnovabili

Le Regioni saranno chiamate, a breve, a formulare il proprio parere in merito ai due decreti interministeriali che delineano il nuovo quadro del sistema di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, incluso il fotovoltaico. A questo riguardo, Confagricoltura, chiedendo di intervenire sui testi dei due provvedimenti, evidenzia come lo sviluppo delle fonti rinnovabili in agricoltura rappresenti una scelta fondamentale per contribuire al mantenimento di un tessuto produttivo agricolo sul territorio e come un’agricoltura pluriattiva, che diversifica con la produzione di energia il proprio reddito, svolga anche un ruolo importante di tutela del paesaggio e dell’ambiente. Le agroenergie sono infatti un’opportunità, che oggi sempre più si sta trasformando in un’esigenza, anche in relazione ai crescenti costi di produzione legati agli aumenti del prezzo del gasolio. Per questi motivi, l’emanazione dei decreti sulla produzione elettrica, sulla produzione termica, sul biometano e sull’efficienza energetica è molto attesa. Purtroppo i due schemi di decreto presentati dal Governo, a giudizio di Confagricoltura, non conseguono l’obiettivo, al contrario rischiano di soffocare lo sviluppo del settore, soprattutto per i vincoli e gli appesantimenti burocratici previsti. A pagare il prezzo più alto saranno, in particolare, gli investimenti di micro-generazione distribuita legati al fotovoltaico e al biogas, che sono le energie rinnovabili di maggior interesse per le imprese agricole. Il registro informatico di accesso alle tariffe e l’individuazione di contingenti annui estremamente limitati rappresentano, infatti, due importanti elementi limitativi dell’accesso agli incentivi, soprattutto per le piccole imprese come quelle agricole. A ciò occorre aggiungere che sono state introdotte ulteriori penalizzazioni a carico in particolare del settore agricolo, quali l’eliminazione del “premio amianto” e, nel caso del fotovoltaico, la declassazione degli impianti sui fabbricati rurali ai fini dell’accesso alle tariffe, nonostante questi ultimi siano accatastati e soggetti a Imu e, nel caso di piccoli impianti a biogas e biomasse, le tariffe base eccessivamente ridotte, con premi non facilmente accessibili.(11/5/2012)

 
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Ogm: occorrono regole che definiscano la coesistenza tra le diverse forme di agricoltura

Le varietà Ogm autorizzate dall’Unione europea non possono essere bloccate in Italia, né da procedure di autorizzazioni nazionali, né in attesa che vengano varate le norme sulla coesistenza. Lo ha precisato l’avvocato generale della Corte di Giustizia europea, Yves Bot, nelle sue conclusioni inerenti la causa intentata dalla Pioneer contro il Ministero delle Politiche agricole. Nel prendere atto del parere dell’avvocato generale della Corte di Giustizia, il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, ha evidenziato come l’Organizzazione da lui presieduta abbia sempre chiesto che il tema degli Ogm venga affrontato, nel nostro Paese, senza pregiudizi ma sulla base di certezze scientifiche. La ricerca, infatti, è indispensabile e va quindi sostenuta e non frenata. “Occorre fissare – ha affermato il presidente Guidi – un sistema di regole che garantisca la coesistenza tra le diverse forme di agricoltura, convenzionale, biologica e transgenica, senza che l’una danneggi l’altra. In Italia, invece, le regole finora si è preferito non adottarle e oggi emerge quanto questa scelta non sia conforme ai principi europei”. (27/4/2012)

 
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La liberalizzazione degli impianti non rende più competitivo il sistema vitivinicolo europeo

In occasione della prima riunione del Gruppo europeo ad alto livello sui diritti di impianto dei vigneti, Confagricoltura ha espresso l’auspicio che a Bruxelles si lavori con serenità e senza pregiudiziali su un tema che sta a cuore a tutti i viticoltori europei, difendendo la qualità del vino e il loro reddito. Confagricoltura rammenta come la Commissione Ue, prima di prendere ulteriori decisioni in materia di liberalizzazione dei vigneti (lo assicurò il commissario Ciolos nell’incontro a Verona con il presidente di Confagricoltura Guidi, in occasione dell’ultimo Vinitaly), attenderà le conclusioni del Gruppo. Un atteggiamento positivo, confermato dalle dichiarazioni del commissario Ciolos nel discorso di apertura dei lavori del Gruppo, sull’esigenza di avere una “valutazione realistica” della situazione. “A Bruxelles si ritiene che la liberalizzazione degli impianti possa rendere il sistema vitivinicolo più competitivo a livello internazionale. Ci auguriamo che il gruppo specialistico faccia comprendere – ha commentato Gian Paolo Coscia, presidente di Confagricoltura Piemonte – che le conseguenze andranno in direzione opposta: aumento delle superfici, ingovernabilità dell’offerta a denominazione di origine, sovrapproduzione, delocalizzazione, perdita dei valori patrimoniali dei vigneti”. La protezione del sistema delle denominazioni, anche attraverso il regime dei diritti di impianto, è infatti fondamentale per la nostra vitivinicoltura. Ma il problema è chiaramente presente anche per i vini comuni, dal momento che la liberalizzazione darebbe più spazio ai vini varietali che riporteranno in etichetta anche l’annata e il vitigno. Il territorio storicamente vocato, il patrimonio ampelografico e il loro sistema di gestione sono, ad avviso di Confagricoltura, un valore aggiunto per i nostri vini e debbono essere assolutamente difesi. Intanto, è cresciuto il fronte anti-liberalizzazione dei diritti di impianto che comprende ormai quindici Paesi su ventisette (oltre all’Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Ungheria, Austria, Romania, Lussemburgo, Cipro, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Grecia, Slovenia e Bulgaria) e conforta l’impegno espresso dal nostro ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, che sta lavorando per difendere la viticoltura di qualità e rafforzare lo schieramento dei Paesi contrari. (27/4/2012)

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