SPECIALE  

GUIDA DI BUONA PRASSI IGIENICA
PER I CASEIFICI DI AZIENDA AGRICOLA 

Un gruppo di lavoro coordinato dalla Regione Piemone  ha redatto una guida di buone prassi
igieniche quale
 strumento di facile consultazione per condurre l’analisi
dei pericoli e l’individuazione dei rischi nei processi produttivi
della propria impresa e per redigere il relativo Manuale di autocontrollo.
Il documento, rappresenta uno strumento di supporto per
raggiungere gli obiettivi di sicurezza alimentare ed aumentare le conoscenze
tecnologiche dei produttori, nella consapevolezza della necessità
di una corretta gestione igienico-sanitaria e manageriale delle
produzioni casearie. L’obiettivo è quindi di migliorare le procedure
operative e le conoscenze tecniche, in modo da sviluppare nell’operatore
un forte concetto di prevenzione dei rischi legati alle produzioni
lattiero-casearie.

Clicca qui per vedere il documento

P R I M A P A G I N A:  le notizie

 

riso pianta  riso sacco

Raccolta del riso quasi al termine in un’annata in ritardo e con quotazioni in ribasso

Le operazioni di raccolta del riso sono giunte quasi al termine, ma l’annata è fortemente in ritardo a causa dell’andamento climatico. La superficie italiana coltivata si attesta sui 219 mila ettari, leggermente in crescita rispetto allo scorso anno (+3 mila), ma il comparto è in difficoltà sia per la forte concorrenza dai Paesi meno avanzati (PMA), sia per i ridotti consumi interni. “L’andamento generale dei mercati ci fa dire che è impensabile raggiungere le superfici coltivate fino a qualche anno fa, che hanno sfiorato i 250 mila ettari”, afferma il presidente dell’Ente Risi Paolo Carrà. L’importazione da alcuni PMA è favorita dalla mancanza dei dazi a livello europeo: il documento presentato dal Governo italiano ai fini dell’applicazione della cosiddetta “clausola di salvaguardia”, per cercare di limitare le importazioni senza barriere dai Paesi asiatici e non affossare il comparto italiano, è stato più volte oggetto di revisione e si è ancora in attesa di un pronunciamento da parte della Commissione europea. Nel frattempo le importazioni di riso lavorato, solo dalla Cambogia, sono arrivate a sfiorare le 290 mila tonnellate. La nostra produzione, coltivata da 4 mila aziende risicole, è qualitativamente superiore, ma i prezzi sono in caduta libera a causa proprio delle forti importazioni: per i risi Indica (Lunghi B) le quotazioni sono di 25 euro al quintale; lo scorso anno si aggiravano sui 32 euro. I Tondi sono valutati tra i 28 e i 30 euro, lo scorso anno 33 euro. I risi Lunghi A (parboiled e da risotti) a fatica raggiungono i 35 euro. “Gli unici a mantenere quotazioni alte – afferma la presidente di Confagricoltura Novara e Vco, Paola Battioli – sono le varietà storiche (Carnaroli, Baldo, S. Andrea, Roma, Vialone nano), che superano ampiamente i 50 euro al quintale. Ma si tratta di varietà che rappresentano soltanto il 10% dell’intera produzione risicola italiana”. Alessandro Quaglia, presidente della Sezione riso di Confagricoltura Piemonte, aggiunge: “Dobbiamo valorizzare la nostra produzione ed essere trasparenti con il consumatore, ma il percorso è lungo: noi esportiamo circa il 70% dei raccolti, ma la richiesta esterna non si focalizza sulle nostre varietà storiche, bensì sulle qualità che hanno nei Paesi PMA i principali concorrenti. Bisogna lavorare sodo anche per rilanciare i consumi interni, fermi ormai da anni”. (28/10/2014)

 

 

vigneto astigiano  vendemmia 2014
Ad Asti l’Anteprima Vendemmia 2014 con l’assaggio guidato dei vini appena spillati

L’Anteprima Vendemmia organizzata da Confagricoltura Asti (partner tecnico Agrinsieme Moscato) – che si è svolta venerdì scorso, con non solo dati e numeri ma anche la degustazione guidata di Alta Langa, Barbera, Nebbiolo, Ruché e Moscato appena spillati dalle autoclavi – ha fornito numerosi spunti di riflessione sulla raccolta 2014 delle uve. Due i parametri strettamente legati tra loro che, quest’anno più che mai, hanno condizionato la vendemmia: l’andamento climatico e le fitopatie che hanno attaccato la vite a causa del maltempo. Nonostante il meteo inclemente, la qualità della vendemmia astigiana, ha fatto notare Francesco Giaquinta, direttore di Confagricoltura Asti, è comunque da ritenersi ottima. “Per mesi, a torto, si è parlato di vendemmia problematica in Italia e in Piemonte – ha affermato Andrea Faccio, presidente della Sezione vitivinicola di Confagricoltura Piemonte – ma non è stato così. Bisogna imparare a comunicare al meglio le nostre agro-eccellenze. Dobbiamo fare sforzi per rilanciare i consumi che, per fortuna, all’estero vanno bene, anche se non mancano gli intoppi. C’è da lavorare sul marketing, fare squadra, altrimenti si rischia di essere sorpassati da competitor più agguerriti e organizzati”. Alla presentazione dei dati ha fatto seguito la degustazione guidata dei cinque vini ottenuti dai vitigni vendemmiati, le cui caratteristiche sono state illustrate dagli enologi Elio Pescarmona e Bruno Rivella. (28/10/2014)

 

     
Dall’anticipo dei pagamenti Pac un concreto sostegno finanziario alle imprese agricole

Il Ministero delle Politiche agricole ha annunciato che Agea ha dato corso ai pagamenti degli anticipi della domanda unica 2014 a favore di più di un milione di imprese agricole, che riceveranno così gli aiuti Pac per circa 1,4 miliardi di euro due mesi prima del termine di scadenza. Per quanto riguarda il Piemonte, che non si avvale dell’Organismo pagatore nazionale avendo la propria Agenzia (Arpea), gli anticipi verranno erogati nella misura del 45 per cento per i titoli e del 50 per cento per l’articolo 68. Arpea ha reso noto che entro fine ottobre erogherà il saldo della domanda unica 2013 e solo a inizio novembre provvederà alla liquidazione dell’acconto della domanda 2014. Per quest’ultima operazione, infatti, non sono ancora disponibili le risorse, che l’Organismo pagatore regionale ha richiesto ad Agea per un ammontare di 160 milioni di euro. “L’anticipo dei pagamenti Pac – ha commentato il presidente di Confagricoltura Piemonte Gian Paolo Coscia – costituisce un concreto sostegno finanziario alle imprese agricole, in un momento particolarmente critico per i loro bilanci. In realtà, almeno per quanto concerne la nostra regione, purtroppo le risorse non sono prontamente disponibili e, tra l’altro, risultano ancora da definire molte domande bloccate dalla cosiddetta ‘operazione bonifica’ avviata dalla Guardia di Finanza. E’ una situazione, questa, per la quale bisogna trovare in fretta una soluzione”. (21/10/2014)

 

 palazzo chigi2 
La discussione sulla riforma del lavoro non può esaurirsi unicamente sull’articolo 18

La discussione parlamentare sul cosiddetto Jobs Act (il disegno di legge recante deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi e delle politiche attive per il lavoro, nonché in materia di riordino nei rapporti di lavoro), si sta concentrando sempre più sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che prevede il diritto di reintegro in caso di licenziamento illegittimo. Argomento sicuramente interessante, ma che non può esaurire la discussione su un tema complesso quale quello della riforma del lavoro che presenta aspetti altrettanto importanti, anche se meno emblematici. Infatti, il riordino delle tipologie contrattuali, la riforma degli ammortizzatori sociali e la semplificazione degli adempimenti amministrativi rappresentano temi di grande rilievo per le imprese che occupano manodopera dipendente e per i lavoratori. Si tratta di principi che, se ben attuati, possono fornire un contributo determinante alla modernizzazione del mercato del lavoro. E’ quanto Confagricoltura ha rappresentato al premier Matteo Renzi nell’incontro con le parti sociali di martedì scorso, sottolineando come il settore agroalimentare possa migliorare ancora la propria occupazione se accompagnato da corrette politiche fiscali ed economiche. In particolare, il modello agricolo di lavoro è stato portato a riferimento della buona flessibilità e si è invitato il Governo a proseguire nella riforma sia dell’articolo 18, sia degli ammortizzatori e della semplificazione dei controlli. Naturalmente, per la formulazione di un giudizio definitivo, soprattutto con riferimento al riordino delle tipologie contrattuali e alla riforma degli ammortizzatori sociali, occorrerà attendere la fase attuativa, anche perché i principi di delega sono piuttosto generici. Sarà dunque necessario vigilare affinché nel processo di riforma non vengano pregiudicati alcuni istituti – come, ad esempio, il contratto a tempo determinato per gli operai agricoli, le agevolazioni contributive per zone montane e svantaggiate e lo speciale sistema di ammortizzatori sociali agricolo – fondamentali per la competitività delle imprese agricole e per il mantenimento dei livelli di occupazione. (14/10/2014)

 

logo ufficiale piemonte   Sindacato Pensionati
Al Safari Park di Pombia l’incontro del Sindacato Pensionati di Confagricoltura Piemonte

Si è tenuto sabato 18 ottobre nel Safari Park di Pombia, in provincia di Novara, l’incontro annuale del Sindacato Pensionati di Confagricoltura Piemonte, con la partecipazione di oltre 300 associati provenienti da tutte le province piemontesi. La giornata è iniziata con la visita del parco, dove i pensionati hanno potuto ammirare il ricco patrimonio faunistico che vive all’interno della struttura, tra cui rari esempi di leone albino e altri animali in via di estinzione per i quali il parco ha attivato ambiziosi progetti di conservazione in collaborazione con importanti istituti di ricerca. I partecipanti sono stati quindi accolti nel teatro tenda “Arena Romana” dal presidente regionale del Sindacato Pierantonio Quaglia, dalla presidente di Confagricoltura Novara e Vco Paola Battioli e dal vicepresidente di Confagricoltura Piemonte Massimo Forno, i quali, nei loro interventi di saluto, hanno sottolineato l’importanza dell’incontro regionale come momento di confronto e di partecipazione alla vita dell’associazione, oltre che come occasione di festa conviviale. E’ seguito l’intervento di Angelo Santori, vicepresidente vicario del Sindacato Nazionale Pensionati di Confagricoltura, che ha tracciato un quadro sintetico della situazione di disagio che la categoria sta attraversando e ha stigmatizzato i forti tagli operati dalla Legge di Stabilità ai fondi a favore dei patronati, sottolineando il ruolo essenziale che queste strutture svolgono al servizio dei pensionati. Ha preso infine la parola Roberto Poggioni, presidente della Federazione Nazionale dell’Impresa Famigliare Coltivatrice di Confagricoltura, il quale ha messo in evidenza il peso rilevante delle imprese famigliari e degli agricoltori pensionati all’interno dell’organizzazione. La festa è entrata nel vivo con il pranzo sociale, allietato da spettacoli live particolarmente graditi dai presenti, che hanno poi ricevuto i consueti omaggi a base di prodotti tipici locali. (21/10/2014)

 

latte1   latte
Quote latte: si rischia di aprire un nuovo fronte su una vicenda che non si è ancora chiusa

Nell’Unione europea continua a crescere la produzione di latte, con un aumento nei primi sette mesi di quest’anno del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Quasi tutti i Paesi stanno spingendo le loro produzioni, con Francia e Germania che hanno superato il 4% in più, mentre l’Italia si colloca di poco oltre il 3%. Se non vi sarà un’inversione di rotta da qui al 31 marzo 2015 (chiusura della campagna e fine del regime delle quote), anche per il nostro Paese il rischio di sforare la quota di produzione nazionale (11,1 milioni di tonnellate) è molto alto, con l’inevitabile superprelievo a carico degli splafonatori. Potrebbe dunque aprirsi un nuovo fronte nella spinosa vicenda del pagamento delle multe, mentre le questioni del passato non hanno ancora trovato la giusta soluzione, continuando a lasciare impuniti da anni i produttori che non hanno voluto rispettare le regole. Il protrarsi di questa situazione, a parere di Confagricoltura, non rappresenta certo un deterrente per chi non ha posto limiti alle proprie produzioni e ha trovato il modo di non pagare quanto dovuto, alimentando una sleale concorrenza nei confronti dei produttori che hanno rispettato le quote o che, in caso di superamento dei limiti, hanno pagato i prelievi sulle eccedenze. Prima di pensare a nuove tasse a carico degli agricoltori, è doveroso quindi procedere al recupero delle somme dovute da coloro che volutamente hanno deciso di non rispettare le regole. E’ finito il tempo di temporeggiare su questa annosa vicenda che porterà l’Italia a dover pagare una multa salata all’Ue in relazione al miliardo e 400 milioni di euro già pagati dall’Erario e che ancora non si sta procedendo al loro recupero. (7/10/2014)

 
« InizioPrec.12Succ.Fine »

Pagina 1 di 2

Chi è online

 2 visitatori online

Sondaggi

Il sito ti è stato utile ?