SPECIALE  

GUIDA DI BUONA PRASSI IGIENICA
PER I CASEIFICI DI AZIENDA AGRICOLA 

Un gruppo di lavoro coordinato dalla Regione Piemone  ha redatto una guida di buone prassi
igieniche quale
 strumento di facile consultazione per condurre l’analisi
dei pericoli e l’individuazione dei rischi nei processi produttivi
della propria impresa e per redigere il relativo Manuale di autocontrollo.
Il documento, rappresenta uno strumento di supporto per
raggiungere gli obiettivi di sicurezza alimentare ed aumentare le conoscenze
tecnologiche dei produttori, nella consapevolezza della necessità
di una corretta gestione igienico-sanitaria e manageriale delle
produzioni casearie. L’obiettivo è quindi di migliorare le procedure
operative e le conoscenze tecniche, in modo da sviluppare nell’operatore
un forte concetto di prevenzione dei rischi legati alle produzioni
lattiero-casearie.

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P R I M A P A G I N A:  le notizie

 

risicoltori protesta3
Centinaia di risicoltori in piazza per fermare il flusso di riso asiatico che non paga dazio

I risicoltori di Confagricoltura e Cia, con l’adesione delle industrie risiere (Airi), delle riserie artigiane (Confartigianato) e delle associazioni dei mediatori, sono scesi a centinaia in piazza e hanno bloccato durante tutta la settimana l’attività di contrattazione delle Borse Merci nelle principali province risicole del Nord: lunedì a Novara, martedì a Vercelli e a Milano, mercoledì a Pavia e oggi a Mortara. Hanno manifestato per fermare l’importazione selvaggia di riso a dazio zero dalla Cambogia, che sta lentamente strangolando il settore e mettendo a rischio l’equilibrio idrogeologico di una vasta zona compresa tra il Po e il Ticino. Grazie alle condizioni preferenziali che le derivano dal proprio status di Paese meno avanzato (Pma), la Cambogia sta infatti esportando a “man bassa” sul mercato europeo, l’unico dove l’esenzione dal dazio rende il riso cambogiano imbattibile in termini di prezzo. Sul mercato mondiale, infatti, il riso cambogiano non è competitivo rispetto al thailandese e al vietnamita, che offrono prezzi più bassi a pari qualità. A causa di questa concorrenza, i prezzi di mercato delle varietà italiane di riso Lungo B (indica) sono scesi dai 26 euro al quintale dello scorso febbraio agli attuali 22 euro, livello che ormai non copre neppure i costi di produzione. Le importazioni nell’Ue di riso di origine cambogiana sono aumentate nell’ultima campagna di commercializzazione di quasi 100 mila tonnellate, sfiorando le 200 mila in dodici mesi. Da settembre 2013 a giugno 2014 il quantitativo importato è aumentato del 60% rispetto allo stesso periodo di un anno fa e si avvia a superare le 250 mila tonnellate per fine agosto. Negli ultimi cinque anni (2009-2014), l’import di riso cambogiano si è quasi decuplicato. Permanendo queste condizioni, la nuova campagna che si aprirà il prossimo 1° settembre registrerà un notevole appesantimento dell’offerta di risone e riso Lungo B, con un aumento dell’invenduto di oltre 500 mila quintali rispetto all’anno scorso. Se si permette alla Cambogia di esportare nella Ue il proprio riso a dazio zero, sarà la fine non solo della risicoltura italiana, la più importante d’Europa, ma di tutto il riso comunitario. Non c’è , infatti, nessun Paese europeo, tra quelli che producono riso, in grado di competere con il prezzo di arrivo del riso cambogiano. Lo sottolinea Confagricoltura, ricordando che il riso Lungo B (indica) prodotto in Italia, che costa mediamente 55 euro a quintale, dovrebbe costare non più di 43 euro a quintale. Per ottenere questo risultato, i nostri produttori dovrebbero vendere il loro risone all’industria a 19 euro al quintale, il che, per un risicoltore che spende 32 euro per produrre un quintale di risone, equivarrebbe alla bancarotta. La concessione di un aiuto accoppiato specifico per il riso, previsto dalla nuova Pac, avrebbe potuto controbilanciare, almeno in parte, il vantaggio competitivo del dazio zero. “Purtroppo – ha commentato il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi – contro la richiesta fatta come Agrinsieme di utilizzare per l’accoppiato tutte le risorse consentite dalla Pac si sono pronunciate organizzazioni agricole e amministrazioni regionali che adesso si dichiarano pronte a dare battaglia sul riso”. Il presidente Guidi ha poi espresso la soddisfazione di Confagricoltura per la decisione del Governo italiano di inviare alla Commissione europea la richiesta di applicare all’importazione di riso dalla Cambogia la clausola di salvaguardia prevista dal regolamento comunitario 978/2012, che disciplina il trattamento preferenziale accordato dall’Ue alle importazioni dai Pma. A Bruxelles è stato infatti trasmesso dal Ministero per lo Sviluppo economico un corposo dossier, predisposto dall’Ente Nazionale Risi insieme all’associazione dell’industria risiera e alle organizzazioni professionali degli agricoltori, che documenta il calo continuo delle vendite di riso Lungo B (indica) italiano nel mercato comunitario, a causa della crescita esponenziale dell’importazione di riso cambogiano, collegata evidentemente all’agevolazione doganale. “Ora – ha aggiunto Guidi – ci aspettiamo che altri Paesi dell’Ue come la Spagna e la Grecia, dove il riso è economicamente importante, seguano l’esempio dell’Italia. Non c’è infatti nessuna regione risicola europea che possa pensare di poter reggere la concorrenza sul prezzo del prodotto cambogiano importato a dazio zero”. (18/7/2014)

 

riso pianta

 

 

 

 

 

 

Mobilitazione dei produttori per chiedere il blocco delle importazioni di riso a dazio zero 

Il mercato del riso è in forte difficoltà a causa delle importazioni di prodotto a dazio zero dai cosiddetti Pma (Paesi meno avanzati), in particolare dalla Cambogia, importazioni che hanno provocato un netto calo delle quotazioni delle varietà di riso Lungo B (Indica), il cui prezzo è sceso a 22,5 euro al quintale (contro i 26 euro registrati nello scorso febbraio), ben al di sotto dei costi di produzione. Nell’ultima campagna di commercializzazione le importazioni di riso lavorato nell’Unione Europea sono aumentate di 100 mila tonnellate, di cui 84 mila provenienti dai Pma. In conseguenza di questa difficile situazione, Confagricoltura e Cia, con l’adesione dell’Associazione delle industrie risiere (Airi), delle riserie artigiane aderenti a Confartigianato e delle Associazioni dei mediatori, hanno chiesto alla Commissione europea di far scattare la clausola di salvaguardia, prevista dal regolamento comunitario 978/2012, per limitare le importazioni di riso. La Commissione di Bruxelles sarà chiamata infatti ad esaminare il dossier presentato dal Ministero dello Sviluppo economico sulla situazione del mercato del riso nel nostro Paese. Per evidenziare lo stato di disagio del comparto e richiamare l’attenzione del mondo politico e dell’intera opinione pubblica sulla necessità di salvaguardare la risicoltura, Confagricoltura e Cia hanno indetto una mobilitazione con l’occupazione delle principali Borse merci delle province risicole, nelle giornate in cui vengono definiti i prezzi del riso. Si comincerà lunedì 14 luglio a Novara, per proseguire martedì 15 a Vercelli il mattino e a Milano il pomeriggio, poi a Pavia mercoledì 16 e a Mortara venerdì 18. “Con queste manifestazioni – ha spiegato Alessandro Quaglia, presidente della Sezione della risicoltura di Confagricoltura Piemonte – intendiamo far presente che senza le opportune difese alle frontiere nei confronti del prodotto proveniente da Paesi con costi di produzione non comparabili con quelli europei, la nostra risicoltura rischia di essere fortemente ridimensionata, mettendo in pericolo un intero territorio e l’insieme della filiera, con gravi ripercussioni sul tessuto economico e occupazionale. Non si può sottovalutare la valenza ambientale della risaia e la sua importanza vitale per il regime delle acque superficiali e sotterranee dell’intera Pianura Padana". (11/7/2014)

 

presidente e vice

 

 

 

 

 

 Conferma di Coscia alla presidenza di Confagricoltura Piemonte

con tre nuovi vicepresidenti

L’assemblea di Confagricoltura Piemonte, che si è svolta venerdì scorso a Novara con all’ordine del giorno il rinnovo delle cariche sociali per il prossimo triennio, ha confermato alla presidenza dell’organizzazione Gian Paolo Coscia e ha eletto tre nuovi vicepresidenti: Luca Brondelli di Brondello, Paolo Dentis e Massimo Forno. Di fronte ai delegati  provenienti da tutte le province piemontesi, riuniti nella sala Leonardo della sede novarese dell’Associazione Irrigazione Est Sesia, Coscia ha tratteggiato con realismo il quadro della crisi, lunga e complessa, che ha investito le imprese e le loro associazioni di rappresentanza. Ha constatato come sia in atto un evidente tentativo di superare i corpi intermedi, considerati di ostacolo ad un’azione riformatrice decisa ed efficace, e come le imprese agricole siano tutte in difficoltà serie: prezzi in costante flessione, costi produttivi in rialzo, tassazione che aumenta, oneri burocratici che non danno tregua, concorrenza in espansione, sostegni Pac sempre più striminziti. “Per assicurare la tenuta delle nostre realtà – ha detto Coscia – siamo obbligati a cambiare e sono urgenti indicazioni chiare che consentano di riposizionare la nostra organizzazione e offrire alle imprese un percorso di sviluppo”. Riconoscendo al presidente confederale Mario Guidi il merito di aver saputo imprimere una svolta strategica a Confagricoltura con l’avvio di un generale processo di innovazione organizzativa e operativa, Coscia ha auspicato che queste innovazioni possano produrre anche un diverso rapporto con gli associati, tale da superare il loro minore interesse per quello che il sindacato fa per le imprese. “I cambiamenti di contesto – ha aggiunto – ci impongono di riflettere sulla nostra impostazione associativa e ci costringono a ripensare tutti i vari livelli organizzativi, superando anche la dimensione provinciale delle nostre strutture, a cominciare da quelle di erogazioni dei servizi, con particolare riguardo a quelli innovativi come credito, assicurazioni, internazionalizzazione, sicurezza sul lavoro, tracciamento dei rifiuti e contratti di rete”. Anche il ruolo della Federazione regionale, secondo Gian Paolo Coscia, va meglio definito affinché “sia posta in condizione di presidiare efficacemente le politiche regionali e di adempiere compiutamente alle funzioni e ai compiti che lo statuto confederale le assegna nei rapporti con le Unioni provinciali”. Le considerazioni del presidente Coscia in merito agli assetti organizzativi hanno trovato ampio consenso da parte dei delegati intervenuti nel dibattito, che si è concluso con le parole del vicepresidente confederale Ezio Veggia. “Da anni parliamo di cambiamento – ha affermato – magari senza ritenerlo necessario. Ora prendiamo atto che siamo obbligati a cambiare e ci rendiamo conto che si tratta di un processo non facile, che implica risorse e competenze, ma soprattutto il coraggio di rimuovere situazioni cristallizzate e superare assetti consolidati in relazione ai livelli organizzativi, ai servizi, ai rapporti tra territorio e centro”. Gian Paolo Coscia è al suo secondo mandato di presidente di Confagricoltura Piemonte ed è titolare dell’azienda agricola a indirizzo cerealicolo “Cascina Opera di Valenza”, in territorio di Alessandria e Montecastello. E’ stato presidente di Confagricoltura Alessandria dal 2004 al 2013 ed è attualmente presidente della Camera di Commercio alessandrina. I vicepresidenti sono tutti al primo incarico ai vertici di Confagricoltura Piemonte. Luca Brondelli di Brondello, presidente di Confagricoltura Alessandria, è titolare di un’azienda ad indirizzo vitivinicolo e cerealicolo a Serralunga di Crea, con annesso agriturismo. Paolo Dentis, presidente di Confagricoltura Torino, è agronomo e conduce un’azienda agricola a indirizzo foraggero e cerealicolo a None e, insieme al fratello, un’azienda cerealicola a Costanzana (Vercelli). Massimo Forno, presidente di Confagricoltura Asti, conduce un’azienda vitivinicola e agrituristica a San Marzanotto. Le linee programmatiche a cui i nuovi vertici di Confagricoltura Piemonte intendono attenersi nel triennio 2014-2017 saranno oggetto di confronto in sede di Consiglio direttivo e riguardano gli aspetti relativi all’organizzazione interna, a quella economica e alle relazioni esterne. (4/7/2014)

 

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Sostegno dei presidenti regionali di Confagricoltura alla senatrice Cattaneo sugli Ogm

I presidenti di Confagricoltura Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Campania e Puglia si sono uniti all’appello rivolto da 700 agricoltori alla senatrice a vita Elena Cattaneo, che nei giorni scorsi ha scritto ai parlamentari affinché si affronti la questione delle colture Ogm. “Chiediamo che non si abbandoni la ricerca in questo settore – hanno dichiarato i vertici regionali di Confagricoltura – perché l’Italia vanta una scuola di genetica di caratura mondiale ed è assurdo non lasciarla lavorare per fornire risposte certe, calate nel nostro contesto rurale”. Secondo la senatrice Cattaneo, gli appezzamenti coltivati a mais Ogm in Friuli sono un’occasione preziosa per gli Istituti di ricerca, che devono avere la possibilità di verificare in quei campi coesistenza, sanità della granella, rispetto della biodiversità. “Non dimentichiamo – hanno evidenziato i presidenti – che più Ogm significa meno chimica. Oltretutto, il nostro mais è infestato dalla piralide, causa di cali produttivi e granella di scarsa qualità”. D’altra parte, l’agroalimentare italiano, con i suoi prestigiosi prodotti Dop come prosciutti e formaggi, dipende fortemente dalle importazioni di mais Ogm per la produzione di mangimi. E la dipendenza dall’import aumenta ogni anno, tanto che si è passati dal 10% del fabbisogno nel 2004 a quasi il 40% di oggi. Anche le medie produttive sono in continuo calo, scese l’anno scorso a 78,1 quintali per ettaro, quando in Spagna, dove il mais Ogm è coltivato da anni, si superano i 110 quintali e non è neppure vero che il nostro prodotto sia migliore. Secondo i dati del Ministero delle Politiche agricole, il 62% del mais italiano nel 2013 non era adatto al consumo umano perché contaminato da micotossine. Dobbiamo perciò importare mais Ogm sia perché è più sano, sia perché le nostre produzioni continuano a calare. “Non si capisce perché – concludono i presidenti – alle nostre aziende agricole non sia consentito produrre mais Ogm e se ne tolleri invece l’importazione per l’alimentazione animale. La politica ci deve delle risposte”. (26/6/2014)

 

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I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato patrimonio mondiale dell’umanità

E’ giunto domenica scorsa da Doha, in Qatar, dove era riunito il Comitato per il Patrimonio Mondiale dell’Unesco, l’annuncio del riconoscimento ufficiale dell’eccezionale valore universale dei paesaggi vitivinicoli piemontesi di Langhe-Roero e Monferrato. Dopo dodici anni di lavoro intenso e condiviso, le aree vitivinicole di Langhe-Roero e Monferrato hanno ottenuto l’importantissimo riconoscimento di “paesaggio culturale” con la loro iscrizione nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità e diventando così il cinquantesimo sito italiano tutelato dall’Unesco. “Si è giunti a questo risultato eccezionale – ha commentato Oreste Massimino, presidente di Confagricoltura Cuneo – grazie soprattutto a chi vive in questi luoghi unici, alle persone che hanno saputo valorizzarli e renderli famosi nel mondo. Se pensiamo che erano i territori della povertà, della ‘malora’, che prima dell’ultima guerra non avevano alcun valore, ecco allora che questo traguardo lo si deve proprio a quei viticoltori, tenaci e intelligenti, che hanno saputo rendere grandi i vini e i paesaggi di questi territori, facendo della qualità l’ingrediente base del loro successo”. A sua volta, Massimo Forno, presidente di Confagricoltura Asti, plaudendo al coronamento di un progetto che è nato nell’Astigiano, rimarca come questo riconoscimento non sia un punto di arrivo, ma di partenza. “Ora dobbiamo lavorare con determinazione – ha aggiunto – per sfruttare tutte le opportunità che esso comporta. Bisogna fare questo ponendo tutti i territori ad operare in sinergia, senza prevaricazioni. Solo così si raggiungeranno risultati utili a rilanciare questa parte di Piemonte, con la sua vocazione all’eccellenza”. (26/6/2014)

 

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Insediata la nuova Giunta regionale, Confagricoltura incontra l’assessore all’Agricoltura

Con la firma da parte del presidente della Regione Sergio Chiamparino del decreto di nomina degli assessori e di attribuzione delle deleghe, si è ufficialmente insediata lunedì scorso la nuova Giunta regionale del Piemonte, a tre settimane dall’elezione del nuovo Consiglio regionale. Nell’esprimere apprezzamento per la costituzione in tempi rapidi del nuovo esecutivo, il presidente di Confagricoltura Piemonte Gian Paolo Coscia ha formulato l’auspicio che “con il rinnovo di Consiglio e Giunta regionali si apra una stagione di stabilità politica, condizione essenziale perché il Piemonte possa riprendere la strada della crescita. Siamo fin da subito disponibili al dialogo e al confronto nell’interesse non solo del settore agricolo, ma di tutto il sistema economico piemontese”. Con questo intento, il presidente Coscia, insieme con i presidenti delle Unioni Agricoltori del Piemonte, ha incontrato nella mattinata di mercoledì scorso il neo assessore all’Agricoltura Giorgio Ferrero per un primo scambio di idee. Al centro del colloquio i temi relativi alla predisposizione del nuovo programma regionale di sviluppo rurale e l’applicazione della riforma della Pac. Particolare attenzione è stata chiesta per la semplificazione burocratica e gli interventi volti a favorire l’efficienza e la competitività delle imprese agricole. (20/6/2014)

 
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